La ferocia perbenista nel giudicare Napoli


Di seguito il testo integrale della mia lettera ad alcuni quotidiani, pubblicata solo da Repubblica in versione ridotta.

Spettabile Redazione,
vi scrivo da Napoli questa lettera con un sentimento di profonda angoscia. Pochi giorni fa in città un giovane di 16 anni è morto a seguito di un incontro ravvicinato con i carabinieri, in circostanze che stando a quanto sta emergendo dai media, delineano un quadro assurdo e indegno d’un paese civile e democratico. Chiaramente, sulla vicenda faranno luce l’autorità giudiziaria e le indagini difensive condotte dall’avvocato Anselmo, e io non vi scrivo questa lettera per entrare nel merito ma nella speranza che il vostro giornale voglia ospitare una riflessione che è ormai orfana degli intellettuali e degli spazi di discussione che merita.

Il sentimento d’angoscia che vi descrivo nasce appunto dall’assenza della sola, vera discussione che val la pena esser fatta in casi come questo: la legittimità dell’uso della forza. Fino a che punto è legittimo usare la forza? Qual è il limite dell’autorità legittima nella coercizione della libertà e nella violazione dell’integrità della persona?
Sono letteralmente agghiacciato dai commenti che leggo in rete agli articoli sul caso, spesso di persone che si trincerano dietro l’anonimato e l’impersonalità dei nickname vomitando una marea di sentenze che oscillano tra l’ovvio e l’assurdo e si pongono come verità rivelate. Ovvio, come il fatto che ci si debba fermare all’alt dei carabinieri. Assurdo, come il fatto che la conseguenza di questa violazione sia la legittimità a fare fuoco, l’idea che su teppisti e delinquenti – che, diciamolo una buona volta, sono prodotti della nostra società che non sa includere e nemmeno perdonare – si possa infierire prima e dopo l’arresto, e magari anche farli fuori ché tanto abbiamo una merda di meno. È agghiacciante – non vi sono altre parole – la ferocia perbenista di questo squallido ceto medio, che ha gioco facile a sentirsi migliore di ragazzi cresciuti in famiglie senza istruzione negli squallidi rioni dell’edilizia laurina, che hanno frequentato scuole fatiscenti, deprivati di ogni opportunità, schiacciati fra la camorra e lo Stato connivente. A questo ceto medio di grigi impiegati arricchiti di smartphone e utilitaria tedesca presa a rate, che a sera si rintanano nelle loro case coi loro televisori giganti, di giovani rampanti che magari vanno all’università a studiare l’inglese, talvolta persino meridionali, fanno da megafono loschi energumeni come Salvini e Borghezio, scienziati leghisti i quali invece di sentenziare sull’ovvio (fermarsi all’alt della forza pubblica, i problemi di Napoli …) farebbero meglio a curarsi di chi dei loro si fabbrica i carrarmati nello scantinato di casa per marciare su Venezia.

Scopro che ancora oggi nel nostro paese vige la cosiddetta legge Reale, che amplia la legittimità della forza pubblica nell’aprire il fuoco fino quasi all’arbitrio. Sia chiaro, nessuno vuol disarmare le forze dell’ordine, ma qui si deve stabilire un principio, anzi una serie di principi, e si deve farlo su base legislativa:
1) le armi vanno usate solo ed esclusivamente per proteggere se stessi o gli altri da minacce reali e concrete;
2) l’infierire sugli arrestati è un atto grave e indegno, a prescindere dal fatto che ciò ne cagioni il ferimento e la morte (il reato di tortura con l’aggravante dell’abuso di potere);
3) come affermato dallo stesso avvocato Anselmo, non è accettabile che le indagini su un carabiniere si affidino allo stesso corpo d’appartenenza dell’indagato (lo capisce anche un bambino!).

Fatti come questo sono troppi e troppo gravi nel nostro paese (Genova, caso Aldrovandi, caso Uva, caso Cucchi, caso Rasman ecc. ecc.), al punto che non si può più parlare di isolate mele marce, ma di sacche persistenti di cultura reazionaria poco permeabili ai principi dello stato di diritto, nei nostri corpi di polizia. Da anni vengono reclutati solo militari, da sempre abbiamo una forza di gendarmeria militare a presidiare il territorio, i casi di violenza e arbitrio sono ormai documentati da eccellenti inchieste giornalistiche (recente quella di Riccardo Iacona).
Come cittadino io voglio essere difeso e tutelato da una forza democratica e civile, non da un corpo militare di gente magari reduce dall’Iraq, addestrata a tirare bombe a mano e a rompere l’osso del collo al nemico. Non li voglio perché mi fanno paura, perché hanno una mentalità di guerra, perché obbediscono e si coprono a vicenda con la parte meno decorosa della politica.

Se proprio sono necessari, li si chiuda in un recinto e li si metta a giocare alla guerra fino alla prossima “missione di pace”, non per il mio quartiere a pescare delinquenti e teppisti che sono, sebbene la cosa possa dispiacere, cittadini anche loro.
Spero che questa dolorosa vicenda possa in qualche modo riportare al centro i temi che io qui ho potuto solo accennare e che in altre epoche avrebbero tenuto banco nella discussione civile, politica e parlamentare.
Mi si conceda in conclusione di esprimere la mia profonda commozione per la reazione del quartiere alla scomparsa di questo ragazzino: una reazione talvolta rabbiosa, ma animata da un profondo senso di giustizia e di comunità, cose che nei quartieri popolari di questa città ancora respiriamo malgrado le maldicenze ormai sulla bocca dei napoletani stessi.
Vi ringrazio dell’attenzione e Vi saluto cordialmente.
Michele Di Mauro.

Annunci

PRIMA DI COMMENTARE, RICORDA: puoi scrivere tutto ciò che pensi, ma non offendere alcuno, non fomentare risse e battibecchi, non violare la legge e la buona educazione.

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...