Genitorialità ed omosessualità: due parole superflue

Si dovrebbe convenire che, di fronte alla presenza di una grande quantità d’individui irrimediabilmente attratti da persone del loro stesso sesso, quella rappresentazione, che vuole gli omosessuali e le loro unioni al di fuori della natura, sia insostenibile. Costoro appartengono alla comunità umana e sono nella natura in quanto esistenti. Dunque, come sostiene il teologo cattolico Vito Mancuso, poiché la concezione cristiana della vita vuole che ad essa l’amore dia la sua pienezza e compiutezza, tutti i membri della comunità umana debbono poter vivere il loro amore sia nel privato sia di fronte alla stessa comunità, la quale deve all’unione di due individui il pieno riconoscimento sociale e giuridico.

Se è, quindi, nel diritto di tutti il riconoscimento civile della propria unione, la questione si fa assai più spinosa quando si viene a parlare di genitorialità.
Per sgombrare il campo da ogni equivoco, diciamo da subito che la genitorialità non è un diritto, e chi sostiene il contrario è sciocco o, quantomeno, usa i termini a sproposito: non lo è tanto per gli omosessuali quanto per gli eterosessuali. Essa è una possibilità che la natura dà all’uomo per mezzo dell’unione eterosessuale fra due individui.
La genitorialità può trasformarsi in un diritto solo nell’ambito di una concezione della libertà intesa come assoluta mancanza di vincoli materiali, etici e simbolici, così come essa si dà all’interno del sistema capitalistico. I vincoli materiali vengono abbattuti dal progresso della tecnica, che permette di utilizzare i gameti al di fuori e al di là del coito naturale; i vincoli etici vengono meno in forza dell’ideologia della libertà capitalistica e borghese, secondo cui tutto ciò che può essere fatto, può essere comprato (gameti, prestazioni mediche e persino un utero); i vincoli simbolici vengono distrutti da una nuova rappresentazione della dimensione individuale che, cancellando le radici culturali e le limitazioni materiali, concepisce la coscienza umana come pura indeterminatezza che può, sulla base della volontà e delle possibilità economiche, auto-determinarsi senza limiti.

Il diritto alla genitorialità è un concetto insostenibile, tanto quanto la non naturalità dell’unione omosessuale. La pretesa di avere un figlio biologico è null’altro che un capriccio borghese, figlio di un vuoto di valori che mai l’umanità aveva conosciuto finora e sostenuto da un progresso tecnico privo di qualsiasi guida etica. Come altrimenti definire tale pretesa – omo ed etero – di un figlio geneticamente proprio, laddove esistono tantissimi bambini senza genitori, i quali potrebbero godere delle cure di una famiglia impossibilitata ad averne biologicamente?
Rifacendomi ad una visione cristiana della vita, ho espresso sopra il concetto di pienezza e compiutezza attraverso l’amore. Se il diritto alla genitorialità non è dato alla coppia eterosessuale, ancor meno esso può darsi ad una unione per sua natura sterile, come è incontestabilmente quella omosessuale.
L’unione omosessuale può e deve esprimere la sua compiutezza e pienezza attraverso il prendersi cura degli altri e, al limite, anche di un bambino rimasto orfano. Forse potremmo distinguere tra un (inesistente) diritto ad una genitorialità biologica ed una (ragionevole) possibilità di adozione per le coppie omosessuali. Forse i due argomenti avrebbero richiesto di essere trattati con due leggi diverse. Ma il furore ideologico del dibattito impedisce alla complessità dei ragionamenti di manifestarsi e, chiaramente, l’idea della libertà come pura indeterminatezza alla lunga prevarrà (così come gli affari delle cliniche di lusso per la fecondazione medicalmente assistita).

La maternità surrogata (il cosiddetto “utero in affitto”), l’acquisto di gameti, sono idee che fanno violenza a quei legami simbolici necessari alla vita dell’uomo e della sua comunità, dei quali le ultime generazioni sono rimaste inavvedutamente orfane. Tuttavia, parlare questo aprirebbe ad un altro tema e questo post ha già raggiunto le 750 parole.

[Tra qualche giorno, per chi ne avrà voglia, torneremo su altri argomenti attuali: il ruolo della medicina al tempo della tecnica e, ancora, sul problema del sessismo nella lingua].

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