Sul caso di Tiziana Cantone: ma il privato non era politico?

[Scrivo di questo argomento in maniera apparentemente tardiva: ci vuole sempre un po’ per riflettere sui fatti e ovviamente con queste modalità comunicative, quando si parla dopo aver pensato, indipendentemente dal risultato, si dà l’impressione di essere in ritardo].

Ho seguito con grande interesse la reazione della gente sui social network alla tragica fine di Tiziana Cantone.

Le voci che circolavano erano più o meno queste: “morta perché donna (in un paese maschilista)”, “morta perché le piaceva fare sesso (e le donne non debbono farlo per piacer loro)”; c’era chi formulava accuse penali “l’avete uccisa voi” e chi proscioglieva gli eventuali indagati “repubblica.it non l’ha uccisa”; c’era poi chi si lanciava a spron battuto nel campo della psicoanalisi: il piacere femminile come la soglia di un ignoto precluso ai moralisti maschilisti. Un profluvio di imbecillità a difesa di un recinto che la morale antimoralista vuole rappresentare inviolabile: le scelte personali di una ragazza che è giunta, per una schiacciante catena di conseguenze, a togliersi la vita.
(Tralascio i commenti di chi diceva che la poverina, sotto sotto, se l’è andata a cercare, ché non aggiungono né tolgono nulla al discorso che vorrei fare adesso). Continua a leggere

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