Sul caso di Tiziana Cantone: ma il privato non era politico?

[Scrivo di questo argomento in maniera apparentemente tardiva: ci vuole sempre un po’ per riflettere sui fatti e ovviamente con queste modalità comunicative, quando si parla dopo aver pensato, indipendentemente dal risultato, si dà l’impressione di essere in ritardo].

Ho seguito con grande interesse la reazione della gente sui social network alla tragica fine di Tiziana Cantone.

Le voci che circolavano erano più o meno queste: “morta perché donna (in un paese maschilista)”, “morta perché le piaceva fare sesso (e le donne non debbono farlo per piacer loro)”; c’era chi formulava accuse penali “l’avete uccisa voi” e chi proscioglieva gli eventuali indagati “repubblica.it non l’ha uccisa”; c’era poi chi si lanciava a spron battuto nel campo della psicoanalisi: il piacere femminile come la soglia di un ignoto precluso ai moralisti maschilisti. Un profluvio di imbecillità a difesa di un recinto che la morale antimoralista vuole rappresentare inviolabile: le scelte personali di una ragazza che è giunta, per una schiacciante catena di conseguenze, a togliersi la vita.
(Tralascio i commenti di chi diceva che la poverina, sotto sotto, se l’è andata a cercare, ché non aggiungono né tolgono nulla al discorso che vorrei fare adesso).

ma il « privato » non era « politico »?

Nello pseudo-dibattito – pseudo cioè falso, in quanto sui social non si dibatte, ma si asserisce; poi o si concorda o si battibecca – vi è un punto fermo: la libertà di Tiziana, sacrosanta e violata. E i suoi diritti. Diritto all’oblio, diritto al piacere sessuale. Perché la libertà è fatta di diritti, i diritti delle donne, il diritto all’inviolabilità del privato, diritto all’insindacabilità delle proprie scelte.
Ma il « privato » non era « politico », sessantottini? Io oggi entrerò nel merito di queste scelte, con buona pace dei giudizî che vorrete generosamente elargirmi (moralista, maschilista … ) e della sacra inviolabile libertà e insindacabilità delle scelte personali.

non facciamone un problema di genere ché non c’entra (quasi) niente

Anzitutto non facciamone un problema di genere ché non c’entra (quasi) niente. Stiamo ai fatti. La ragazza praticava, consenzientemente, una fellatio ad un uomo, il quale non era, per sua volontà, il suo fidanzato. Liberamente si è lasciata riprendere. Vi sono dichiarazioni della madre di lei, le quali affermano che il fidanzato l’incoraggiasse a queste pratiche e che si eccitasse alla visione dei filmati. Pare, piuttosto, che fosse consuetudine scambiarsi questo genere di filmati per titillare gli amici e farsi dispetti “piccanti”. Altrettanto liberamente, Tiziana ha distribuito i suoi filmati, in una cerchia ristretta di persone. Chi ha divulgato il materiale destinato ad un uso privato pagherà secondo la legge penale, ed è giusto che sia così.
Questi sono i fatti, così come emergono dai principali quotidiani nazionali. Comportamenti sessuali più che disinvolti, non monogami e non destinati alla procreazione, liberamente scelti e messi in atto. Cosicché, dire che vi fosse una struttura patriarcale a reprimere le libertà di Tiziana – e dei suoi amici – è errato, insostenibile e al limite intellettualmente disonesto.

la libertà delle nostre scelte si misura con l’incontrollabilità delle loro conseguenze

Avendo fissato i fatti, si possono fare una serie di considerazioni ed interpretazioni, procedendo dalla superficie in profondità.
In primo luogo, che la libertà delle nostre scelte debba misurarsi con l’incontrollabilità delle loro conseguenze, con i rischi che un posto brutto e sporco, come è il mondo, tiene in serbo. (Rassereniamoci tutti, non saranno due nevrasteniche femministe a ripulirlo). Se scelgo di fidarmi di qualcuno perché non divulghi un mio segreto, so che mi assumo un rischio. E i rischi sono rischi. Che siano il maschilismo – problema di cui non nego affatto l’esistenza – o il banale sadismo di due galletti di provincia o altro, è del tutto secondario. E questi sono concetti tanto ovvii che è quasi imbarazzante ribadirli.

Cosa mi spinge a divulgare, seppur a una cerchia ristretta, il video di una mia fellatio?

Procediamo, allora, verso un aspetto assai più interessante: la libertà individuale, l’assenza di vincoli morali. Tiziana ha esercitato la sua libertà, senza vincoli morali.
Il punto è il contenuto, o la mancanza di contenuto, della nostra libertà.
Cosa mi spinge a divulgare, seppur a una cerchia ristretta, il video di una mia fellatio? Fare un dispetto erotico? Titillare gli amici? L’intenzione di informare possibili interessati che la “casta” è finalmente divenuta “puttana” e quindi avanti un altro? Sciocchezze.
Forse era un atto femminista di liberazione e autarchia? O solo una ragazzata – fatta piuttosto avanti negli anni, alla soglia dei trenta – frutto dell’esibizionismo alimentato dai nuovi media?
È estremamente interessante, a questo proposito, notare che tanto il popolo (del web?) quanto i giornalisti si sono schierati in modo compatto a difesa di azioni che Tiziana per sé stessa ripudiava, attribuendole ad un suo momento di sbandamento e difficoltà. Tiziana riconosce un suo comportamento sessuale squilibrato.
Ma io sbaglio a parlarne perché pongo questioni moraliste. E allora il « privato » ha smesso di essere « politico », sessantottini?

È così. Che tristezza. Che tristezza questa libertà privata che riduce tutti a scegliere gli stessi comportamenti – giravano video di pompini di ragazze della scuola anche nel mio liceo, come in tutti i licei del mondo, credo.

Che tristezza che ci attribuiamo lo stato di uomini liberi e non abbiano capito che nessuna equazione è stabilita tra libertà e dignità.

Che tristezza che volevamo distruggere il patriarcato e invece abbiamo distrutto i padri (e le madri non se la passano meglio), che non sanno più insegnarci la dignità, l’onore, la capacità di scegliere – un partner, come un lavoro – contro il farsi scegliere da tutti, contro l’infinita puttanesca disponibilità, cui siamo costretti per essere accettati dalla vita.

Che tristezza questa ideologica retorica sui diritti individuali, la quale ci fa ignorare che siamo tanto più schiavi come collettività quanti più diritti conquistiamo all’individuo.

i nostri spassi legittimi o illegittimi hanno delle conseguenze giuste o ingiuste, fuori del nostro controllo

È questo l’ignoto, che fa davvero paura e che ci turba tutti e vorremmo cancellare: la scoperta che la libertà è una responsabilità e un peso, il quale, il più delle volte, non ha nulla di giocondo e piacevole. La scoperta che nessuno ripulirà il mondo dai vigliacchi e dai violenti. Che i nostri spassi legittimi o illegittimi hanno delle conseguenze giuste o ingiuste, talvolta fuori del nostro controllo. Che la sessualità è un affare sconvolgente, soverchiante e spesso doloroso, e il “diritto al piacere”, delle donne come degli uomini, non esiste.

Già. Che tristezza, e che schifo. Questo sesso, Tiziana. Ossessivo, imperversante, incombente, nauseante. Tu ti sei tolta la vita e noi qui a disquisire di un pompino, come se tu avessi fermato i carrarmati a piazza Tienanmen.
Ma tu adesso sei libera, e guarderai questa devastazione, a cui non hai resistito, con immensa pietà.

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