Lettera al prossimo Ministro degli Interni – Parte 1

Onorevole Eccellenza Signor Ministro degli Interni,

a giudicare dagli annali, non è il nostro un paese che ci ha abituato a veder fatta Ministro degli Interni una mente particolarmente brillante. Basti menzionare Scajola, Maroni, Alfano e la Cancellieri. Ella vorrà convenire con me che si è sempre scelto un basso profilo, forse per trarre in inganno i delinquenti con l’idea che cominciava la pacchia, in modo da farli venire allo scoperto.

Le scrivo perché proprio in ragione di ciò Ella ha la possibilità di fare la differenza con questo misero passato, magari cominciando con l’evitare le incaute considerazioni del suo ultimo predecessore.

Se il Ministro può esagerare, io posso sminuire

Vengo al merito: a Napoli ultimamente si è creato, complici i soliti organi di stampa – anche i giornalisti, nel nostro paese, non danno quasi mai la prova di voler smascherare il luogo comune con piglio flaubertiano – un nuovo tormentone: le cosiddette baby-gang. A causa dei suddetti organi di stampa e di altre luminose menti, che per censo e ciorta possono avvalersene, ogni giorno siamo costretti a rovinarci l’umore (e il fegato) sentendo bestialità del tipo che sarebbe colpa della serie TV Gomorra o addirittura, per bocca delle istituzioni, che questi teppistelli sarebbero assimilabili ai terroristi. Ebbene, se l’on. Marco Minniti può esagerare dicendo che costoro sono assimilabili ai terroristi, senza che nessuno salti dalla sedia a dire « ministro, ti sei bevuto il cervello! », io rivendico il diritto di sminuire dicendo, con Eduardo, che essi sono le « vere vittime della macchina mangereccia della società costituita » e di provocare i benpensanti affermando che se ogni terrorista ha un motivo comprensibile per odiare le sue vittime, anche questi “terroristi” devono avercelo.

“Eduardo choc difende Gomorra”

Quando era vivo il maestro de Filippo, questa nuova meningite del politicamente corretto non era ancora endemica ed egli poté scrivere quel capolavoro de Il Sindaco del rione Sanità, che la invito a vedere. Se l’opera debuttasse domani sera, dopodomani mattina Repubblica e il Mattino titolerebbero in coro “Eduardo choc difende Gomorra” (la camorra ormai si chiama così). Oggi possiamo cavalcare l’onda dell’indignazione popolare dando del terrorista ad un teppista, ma non possiamo dire che all’origine della catena delle cause che fa d’un ragazzo un teppista sia la società costituita, intesa come il sistema organizzato del potere economico che ha ridotto ogni relazione, per dirla con Diego Fusaro, alla forma merce ed ogni orizzonte simbolico all’orizzonte pubblicitario, senza che il solito club delle zitelle non abbia a dirci che siamo buonisti e benaltristi.

[Vai alla Parte 2]

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