Lettera al prossimo Ministro degli Interni – Parte 2

[… segue]

Sono napoletano da almeno tre generazioni e Le scrivo dal rione Sanità. Sono venuto a vivere nel ventre fondo del rione, in questi anni in cui venirvi a mangiare una pizza o tagliare un nastro è spacciato per “riscatto”. Perciò conosco il problema, la somma dei problemi.
Sono certo che Ella avrà a disposizione dati diretti, non filtrati dai giornali, per i quali possiamo parlarci sinceramente e in modo schietto: Ella saprà che non vi è alcuna emergenza intorno al problema delle cosiddette baby-gang; che ci si trova piuttosto dinnanzi ad un emerso già da un pezzo, per mia esperienza diretta direi da almeno dieci anni.

Lebbrosi e geneticamente modificati

Non pochi li hanno visti venire da lontano, dalle profondità della nostra infanzia, questi figli di quello che una volta si chiamava sottoproletariato, cresciuti nello squallore dell’edilizia post-terremoto, schiacciati tra la camorra e lo Stato connivente. Li ho visti disprezzati in tutti i gradi della scuola dagli insegnanti, borghesi del tutto ignari del loro mondo ed impreparati ad affrontarli. Li chiamavano bulli quando si scontravano con noi figli di famiglie un pelo sopra la loro condizione sociale, e ci proteggevano da loro invitandoci il più delle volte “a non mischiarci”, con questi lebbrosi, che qualcuno diceva addirittura “geneticamente modificati”.

Solo la roba non manca mai

Ci meravigliamo perché non abbiamo tirato le somme. Dobbiamo sommare i loro genitori semianalfabeti cui lo Stato non ha offerto che la durezza delle uniformi blu, che arrivano all’alba per portarti a Poggioreale, col deserto urbano in cui li abbiamo messi ad espiare la loro esistenza. Sommare la desolazione di certe nottate estive in periferia con le lusinghe del don Pasquale di turno che promette soldi e un po’ di sballo. Ecco, quando sommeremo le ore che hanno passato nelle sale giochi e sui motorini nelle strade dissestate che si perdono nella campagna martoriata da sversamenti d’ogni sorta non ci meraviglieremo più che costoro siano in preda ad una furia nichilista similmente ai protagonisti di Arancia Meccanica. Ci meraviglieremo anzi di quei pochi che ancora non hanno preso un bastone e sfasciato tutto.
Ultimo addendo della somma, pena non trovarci mai coi conti, la roba. Il cellulare le Nike Silver gli occhiali di Prada il motorino SH 150 la lampada solare Facebook e l’Eurobet. Quelli la società costituita ha trovato il modo di farli arrivare anche là dove non c’era un parco, un museo, un campo da calcetto. Ha saputo farglieli amare come si ama ciò che ti dà un posto nel mondo, che quivi si divide in chi ha e chi non ha, tale e quale a come si divide tra chi è andato a scuola a studiare l’inglese e il tedesco e oggi fa l’italiano all’estero di mestiere.

Essi volevano la roba come l’abbiamo voluta tutti. E perché mai costoro dovevano accettare di essere sfruttati da un proprietario di bar a € 300 al mese per 16 ore di fatica al giorno? Perché dovevano dire di no al don Pasquale? Per amore di quella legalità che ti presenta solo il conto a dare e mai ad avere?

È troppo politicamente scorretto ciò che affermo? La verità quasi sempre lo è.

[Vai alla Parte 3]

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Un pensiero su “Lettera al prossimo Ministro degli Interni – Parte 2

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