Lettera al prossimo Ministro degli Interni – Parte 3

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La demagogia di politica e stampa non fa che eludere il problema

Lungi da me voler difendere questi ragazzi dalla giustizia. È stato odioso vederli prendere a calci un barbone e serve che paghino caro il doloroso esame di coscienza che dovranno pur farsi, un giorno. Voglio piuttosto difenderli dalle castronerie a briglia sciolta dette da persone come Minniti, perché non fanno altro che eludere il problema e aizzare contro queste vittime dell’edonismo consumista e dell’egoismo borghese il popolo babbione. Ho il dovere di difenderli dai giornalisti che sul Mattino dell’altro giorno (17 gennaio 2018) equiparavano un povero cristo di fioraio ad un teppista meritevole di Daspo. Ho il dovere di difendere le loro vittime, come Arturo e Gaetano, dalle facili conclusioni con le quali voi credete di spiegare e addirittura risolvere tutto questo.

Il suo illustre predecessore prosegue: « Non consentiremo alle baby gang di cambiare le abitudini dei giovani napoletani », e questa è forse la castroneria più grossa. La realtà deve cambiarci, altrimenti non noi potremo mai cambiare la realtà. E vengo all’appello che le faccio essendo Ella appena investito del ruolo di Ministro dell’Interno.

Insegniamo ai ragazzi i loro veri diritti

Dobbiamo cambiare la vulgata secondo la quale più poliziotti e più galera renderebbero le nostre città più sicure; dobbiamo far tornare i nostri ragazzi a studiare storia e filosofia perché non si bevano più la scemenza che loro diritto sia la movida con gli amici e l’unico conflitto nel mondo sia chi offre il prossimo cicchetto: loro diritto è avere gli strumenti per comprendere la realtà così come l’hanno ereditata dalla generazione precedente e avere tutti i mezzi intellettuali, morali e materiali per cambiarla; loro diritto è sentire la verità sull’antropologia del consumo; loro diritto è non doversi ciucciare per i prossimi cinque anni un Ministro che equipara teppisti e terroristi; loro diritto, se vogliamo parlare di diritti, è vivere in una società che dia ai loro vili aggressori, perché nessuno nega che siano vili, lo stesso diritto che avranno avuto loro di comprendere la differenza tra l’onore e la viltà.

Istruzione e lavoro, ma non quelli a cui siamo abituati

Poi sommergeteci pure di pattuglie per proteggerci dalle “stese” e dai pestaggi: Ella, che vive scortato dai reparti d’élite delle forze armate, non sa il conforto che mi danno i lampeggianti blu in lontananza quando, rincasando dal lavoro a tarda sera, cammino per il rione. Ma non ho la cecità né la superbia di credere che siano la vera soluzione, che possano rimpiazzarsi all’istruzione – quella che dice all’azienda cosa è giusto produrre, non quella che si fa dire dall’azienda cosa è giusto insegnare; al lavoro – quello dignitoso e congruamente retribuito, non lo sfruttamento del lavoro nero o quello legalizzato di stage, corsi e tirocinî.

Se quanto le scrivo esula dai compiti del suo dicastero, faccia protocollare la presente e la giri al Ministro della Pubblica Istruzione e ci faccia almeno la cortesia di non dire scemenze a briglia sciolta come il suo predecessore.

La saluto cordialmente e le auguro buon lavoro.
Michele Di Mauro.

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Un pensiero su “Lettera al prossimo Ministro degli Interni – Parte 3

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