Coltellate come un giudizio su di noi

Corteo per Arturo, fonte foto repubblica.it

Colpisce più di tutto della vile aggressione a Napoli al giovane Arturo la furia nichilista del gruppo di coetanei. Rispondiamo alla madre: sia Arturo figlio nostro. Facile. Prendiamoci poi la patata bollente: fare di quei teppisti figli nostri e metter la loro furia nichilista in relazione al nichilismo che ci soverchia da ogni lato, ammettendo d’aver fallito nel proteggere Arturo perché abbiamo fallito nel proteggere i suoi barbari coetanei. Non dorma tranquillo chi dà lavori da 12 ore al giorno a 300 €/mese come alternativa alla strada; non osi parlare chi lascia dilagare il nichilismo consumista nelle nostre vite e poi pretende che scuola e famiglie tamponino i danni. Tanto le coltellate quanto le ferite sono un giudizio su di noi. Bisogna ascoltarlo devotamente, altrimenti corriamo il rischio di batterci per difendere il nostro diritto allo spritz. Davvero poco edificante.

Annunci

Sul caso di Tiziana Cantone: ma il privato non era politico?

[Scrivo di questo argomento in maniera apparentemente tardiva: ci vuole sempre un po’ per riflettere sui fatti e ovviamente con queste modalità comunicative, quando si parla dopo aver pensato, indipendentemente dal risultato, si dà l’impressione di essere in ritardo].

Ho seguito con grande interesse la reazione della gente sui social network alla tragica fine di Tiziana Cantone.

Le voci che circolavano erano più o meno queste: “morta perché donna (in un paese maschilista)”, “morta perché le piaceva fare sesso (e le donne non debbono farlo per piacer loro)”; c’era chi formulava accuse penali “l’avete uccisa voi” e chi proscioglieva gli eventuali indagati “repubblica.it non l’ha uccisa”; c’era poi chi si lanciava a spron battuto nel campo della psicoanalisi: il piacere femminile come la soglia di un ignoto precluso ai moralisti maschilisti. Un profluvio di imbecillità a difesa di un recinto che la morale antimoralista vuole rappresentare inviolabile: le scelte personali di una ragazza che è giunta, per una schiacciante catena di conseguenze, a togliersi la vita.
(Tralascio i commenti di chi diceva che la poverina, sotto sotto, se l’è andata a cercare, ché non aggiungono né tolgono nulla al discorso che vorrei fare adesso). Continua a leggere

Medicina e onnipotenza della tecnica: qualche spunto di riflessione

Nel precedente articolo su omosessualità e genitorialità ci eravamo ripromessi di trattare il tema del ruolo del medico in un mondo in cui la medicina non si rivolge più esclusivamente alla sofferenza e alla malattia, ma diviene una prestazione commerciale che assiste una domanda non strettamente inerente la salute delle persone. La notizia, di pochi giorni fa, della nascita del figlio di Nichi Vendola attraverso la maternità surrogata, ci fornisce un ulteriore elemento per riprendere la discussione. Continua a leggere

La ferocia perbenista nel giudicare Napoli


Di seguito il testo integrale della mia lettera ad alcuni quotidiani, pubblicata solo da Repubblica in versione ridotta.

Spettabile Redazione,
vi scrivo da Napoli questa lettera con un sentimento di profonda angoscia. Pochi giorni fa in città un giovane di 16 anni è morto a seguito di un incontro ravvicinato con i carabinieri, in circostanze che stando a quanto sta emergendo dai media, delineano un quadro assurdo e indegno d’un paese civile e democratico. Chiaramente, sulla vicenda faranno luce l’autorità giudiziaria e le indagini difensive condotte dall’avvocato Anselmo, e io non vi scrivo questa lettera per entrare nel merito ma nella speranza che il vostro giornale voglia ospitare una riflessione che è ormai orfana degli intellettuali e degli spazi di discussione che merita. Continua a leggere